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Essere _E_ non essere...

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di pubblicato il 29-01-2009 alle 15:00 (3141 Visite)
Nonostante la mia personale e professionale propensione a combattere e snidare mostruosità logiche, paradossi, paralogismi ed aporie (o forse proprio a causa di essa: per l'eterogenesi dei fini di Wundt o magari per una sorta di contrappasso dantesco...), finisco per trovarmi a volte in situazioni paradossali. Paradossali, appunto, come la presente: pur essendomi sempre tenuto a doppia distanza di sicurezza dai blog, per un intero dizionario enciclopedico di motivi, eccomi qui nel mio bel blog a spiegare quanto poco mi piacciano i blog.
Mi sento un po' - si parva licet magnis componere - come il grande Ludwig Wittgenstein, quando nel Tractatus sviluppa la sua arcinota argomentazione contro la metafisica (lunga, criptica e contorta come solo lui sapeva fare) parlando di metafisica per pagine e pagine al fine di spiegare come e perché proprio non si deve parlare della metafisica, e più in generale che di ciò di cui non si può parlare, si deve tacere.

A proposito: se dovete leggere un solo libro su Wittgenstein, fate che sia questo. Se potete arrivare a due, studiate anche questo. Sulla teoria dell'argomentazione in generale, visitate il sito ARGO e le pagine dei vari docenti coinvolti; vale la pena di leggere anche la bella intervista a Carmen Dell'Aversano. Ne riparleremo...

Ora, però, bando alle ciance. L'idea dietro questo post non è il ranting pseudoparadossale, ma la voglia di presentare una lodevole e rivoluzionaria iniziativa culturale.

I media e la divulgazione ci ricordano ad ogni piè sospinto che le nuove frontiere della conoscenza scientifica passano attraverso la gestione della complessità. Si parla a proposito di complessità del vivente, di nonlinearità; si parla di emergenza nei sistemi complessi composti da un gran numero di parti (molteplicità di elementi che interagiscono fra di loro, in modo anche molto semplice), poiché il sistema è tale che la sua dinamica complessiva non può essere prevista dalla conoscenza delle parti costituenti: dunque caratteristiche nuove ed impredicibili emergono, appunto, in un sistema che supera la mera somma delle sue parti. E qui fioriscono gli esempi di formicai, termitai, alveari, cervelli in vasca e non (questo è un pezzo molto simpatico, ad esempio, sebbene non strettamente attinente).

Si parla poi con piena ragione anche di complessità nella sistemica o teoria generale dei sistemi nel senso di Von Bertalanffy, Wiener e Klir, di nuova biologia molecolare... ed a sproposito, a volte, v'è anche qualche "evangelist" confuso che ciancia di non determinismo e teoria della complessità - forse sbagliando tra codesta teoria ancora in embrione e la dinamica matematica dei sistemi non lineari, ovvero la "teoria del caos" - in relazione a fenomeni sociali o ingegneristici che taluno s'illude di "governare" facilmente: tra questi anche la gestione di progetti software molto "complessi", e qui verremmo facilmente alle faccende di casa nostra. Ma di questo parleremo in altra occasione.

In sostanza, dovrebbe essere fin qui chiaro che viviamo nell'era della complessità, sotto tutti gli aspetti. Ma ecco che, proprio nel bel mezzo di questo gran parlare della complessità, un gruppo di scienziati italiani di primissimo piano lancia una provocazione profonda, intelligente, sensata: la "scienza semplice".

Cosa significa "scienza semplice" ? La miglior definizione è certamente quella offerta dal Manifesto: "...una nuova scienza di e per tutti, e cioè distribuita, collaborativa, democratica, libera, povera, non soggetta a gerarchie, nè ad elite.".

Un modo di fare scienza, quindi, che si propone di utilizzare strumenti comunicativi, d'indagine e strutturali semplici ma efficaci per la diffusione dei propri risultati, come anche per combattere una errata immagine pubblica ed interdisciplinare, con tutto il suo portato: l'eccesso di attenzione mediatica a singoli casi di malasanità ed in genere ai limiti delle scienze più recenti ed incomplete; i faraonici esperimenti della "big science"; il fiorire occasionale di interessi economici decisamente eccessivi; una retorica di contrapposizione sovente ferma allo scientismo ottocentesco, il settorialismo (che spesso sconfina nel settarismo), l'albagia accademica; le balorde e inutili discussioni se la scienza debba essere atea o teista, orientale o occidentale, di "destra" o di "sinistra", i sofismi de sexu angelorum... e il cahier de doléances sarebbe ancora molto, molto lungo.

Il Manifesto propone allora un modo di fare e comunicare la scienza che possa raggiungere in primo luogo scienziati e tecnologi di ogni settore, e in egual modo il pubblico interessato: non solo quella "compagnia di giro" che assicura le ormai costanti e pirandelliane centomila presenze ai vari "festival" e kermesse, ma realmente tutti coloro che sono interessati e che dalla conoscenza dei metodi e dei principi della scienza possono e debbono trarre costante beneficio, luoghi di pensiero forti, capacità critica.

Invito tutti a prendere visione dei contenuti sul sito del Manifesto per la scienza semplice preparato dai validissimi professori Lorenzo Farina e Alessandro Giuliani e sottoscritto da numerosi scienziati italiani di primaria importanza.


Hanno inoltre trattato dell'iniziativa:
- ATENEI
- Galileo: "Siamo artigiani della conoscenza"
- L'Eretico: "La scienza semplice"
- Radio 3 Scienza

aggiornamento da 10-02-2012 a 04:41 di M.A.W. 1968

Categorie
Società , Scienza

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